Siddhartha, di Hermann Hesse
- Valentina Bellucci
- 9 mar 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 12 dic 2023

“… e sentì insieme che la ferita non gli era data per rovistarci dentro e dilaniarla, ma perché fiorisse in tanta luce”.
Da quando l’uomo ha messo piede per la prima volta sulla faccia della Terra, una sola cosa ha fatto e ripetuto nei secoli a venire: ha cercato. L’uomo è una creatura che cerca. E chi è Siddhartha? Non è altro che un uomo. E cerca anche lui. Cerca la via più breve per arrivare al sapere eterno e, come tutti gli altri uomini, è la fede a guidarlo nel suo percorso. La fede verso la natura, verso una dottrina, verso un’altra dottrina ancora. Ma più di tutte è la fede in se stesso quella che prevale, quella per la quale viviamo, immagazziniamo esperienze, dolori, gioie e poi di nuovo da capo. Sofferenze, lotte, vittorie, gioie e ancora dolori e lotte. È un ciclo eterno quello cui è costretto a vivere l’uomo che non si arrende al destino, l’uomo che cerca.
Cosa cerca, realmente, alla fine?
“Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca”.
È cercando che ci perdiamo, cercando che non vediamo.
Perdiamo così tanto tempo a domandarci cosa ne abbiamo fatto della nostra vita, che ci dimentichiamo di viverla.
Non è neanche la prima volta che mi fermo in riflessioni simili, riflessioni che portano ad altre riflessioni, che finiscono tutte in un groviglio di pensieri.
Mi soffermo e mi torna in mente una poesia di Thomas S. Eliot: “Noi non smetteremo mai di esplorare e la fine di ogni nostra esplorazione sarà di arrivare là, da dove partimmo, e conoscere il posto per la prima volta”.
Conosci Siddhartha di Hermann Hesse?
Se ti va, torna quando vuoi a scrivermi quello che pensi, mi farebbe davvero tanto piacere.
Comments